“Viagginversi, sulle tracce dei nuovi poeti del mondo” è un bel progetto dell’amica reporter Valeria Gentile, che sfrutta la possibilità di girare per il mondo per scoprire la poesia e i poeti nascosti nelle pieghe del quotidiano. In linea con l’intenzione del mio progetto, quello di andare alla ricerca della Bellezza sempre e comunque! Attualmente i viaggi/capitoli conclusi sono: in Libano con Joumana Haddad, in Giappone con Akira Takenami, in Cina con Ho Wu Yin Ching, in Palestina con Husam Alsabe. Pubblico un estratto del primo capitolo:
LIBANO: Le spade sui cedri. I versi in corsivo sono della poetessa libanese Joumana Haddad.
Come non andare in Libano per cercare la poesia? Lastra sospesa nel centro del mondo, lembo di terra confuso e inafferrabile, in bilico tra una guerra senza fine e una pace senza limiti, ponte tra Oriente e Occidente, ponte tra provocazione e castigazione, ponte invisibile sul Mediterraneo. Passare sulle soglie senza essere vista. Competere con me stessa senza essere vista. Tremare senza essere vista. Stare sul muro delle anime, sull’orlo del precipizio, senza cadere. Potete comprare biglietti d’aereo, titoli di viaggio, mappe, barche, cartografie. Indagare dai Paesi limitrofi, oltrepassare confini e dogane, lanciare un SOS dalle onde in risacca. Potete cercare passaggi per terra o per mare, seguire le orme di mangiatori di serpenti o suonatori di oud, rincorrere la scia di profumo lasciata da dee col velo, sacerdotesse di bellezza e declino. Potete chiedere a maghi, storici, tour operator; agitare in aria permessi, visti, passaporti. Impazzirete: il Libano è introvabile. Impenetrabile, come la poesia. […] Gemella del flusso e del riflusso / Dell’onda e della sabbia / Dell’astinenza della luna e dei suoi vizi / Dell’amore / e della morte dell’amore. / Di giorno / la mia risata appartiene agli altri e la mia cena segreta mi appartiene. / Chi comprende il mio ritmo mi conosce / mi segue / ma non mi raggiunge mai. […] Il litorale di Beirut è il cordone ombelicale della città con la sua mediterranea madre. Il Lungomare del Faro, si chiama, Manara Kornish, ed è qui che di notte la città esprime tutto il suo amore per chi l’ha generata. D’acqua la mia bocca, d’acqua il mio sguardo, d’acqua i miei capezzoli. Il mare racconta ed io ricordo, il mare racconta ed io sono la prova del mare. Crocevia. Incrocio. Confluenza poliglotta nel destino del mondo. Beirut è tutto e non è niente. È Oriente e Occidente, è maschio e femmina, ying e yang nello scacchiere internazionale. Croci e mezzelune, profeti e dei del sole, veli e capelli al vento, spade e danze, pugni e abbracci, rancori e tolleranze. Il popolo libanese non esiste: è un miscuglio di opposti, una biforcazione che si rincontra nella sua strada inversa, un bivio che non porta da nessuna parte, un raccordo che arriva in ogni posto. Un impasto di colori non armonici sulla tavolozza di un pittore. Beirut l’immortale rasa al suolo da terremoti, incendi e guerre, Beirut che perisce e rinasce dalle sue ceneri, Beirut la leggera che non ha bisogno di definizioni. Sono leggera. Leggera come un’insistenza desiderata. Come una timidezza che non impedisce il suo contrario. Come una chiesa senza fedeli. […] Io, la vergine, viso invisibile della scostumatezza, la madre-amante e la donna-uomo. La notte, perché sono il giorno, il lato destro perché sono il lato sinistro e il Sud, perché sono il Nord. […] Ed ecco, solo ora, stringo la mano a Beirut. Beirut la misteriosa, Beirut la schietta. Enigmatica, chiarificatrice Beirut. La tradizionale e la traslitterata. La cullatrice e la struggente, la benedetta e la dilaniata, Beirut il sole, la neve. Fresca brina sul respiro tiepido dei fiori di cedro. Camminarla significa stringere un’alleanza con la millenaria storia della città, leggere tra le vie del suo centro abitato, scrivere – persino – un messaggio d’amore sulle sue mura ferite. Leggerlo poi ad alta voce dentro le sue mille orecchie di chiese e moschee… Lei, luce dell’alba / la cui nudità scorgono solo i ciechi / donna libera, donna in catene / donna libera persino dalla libertà / punto dove l’inferno e il paradiso s’incontrano in pace. […] Accarezzerò la strada / Converserò con il selciato / Farò sgorgare la poesia dalle pietruzze. / Il cielo piangerà: non mi preoccuperò, / E il vento divorerà il mio cuore ustionato d’amore. Beirut la leggera, la leggiadra, la lettrice di tutte le storie. Sono venuta a dire: /Adamo, Adamo ti preoccupi di molte cose / ma una sola è necessaria.
(viagginversi.com)








