Blitz sui muri di periferia, spray e stencil in mano, una fantasia sfrenata e una vena caustica nel colpire i luoghi comuni e la posticcia civiltà della “democrazia capitalistica”. Un’arte che è rivoluzione, sotterranea, guastafeste, come dovrebbe essere la vera, unica rivoluzione. Questo è Banksy, un graffitaro unico, originale, entusiasmante, uno dei pochi autentici artisti di caratura mondiale capace di farmi sognare, ridere e meditare. Lo chiamano l’”uomo invisibile dell’arte moderna”, perché lui si nasconde e agisci soprattutto nascosto dal buio della notte, il “rivoluzionario dei graffiti”. Ma un nome ce l’ha, Banksy, e questo basta; e anche uno studio artistico: le strade delle metropoli come Londra, New York, sui muri di Gerusalemme ma anche di città più anonime come Bristol. La strada è la sua fonte di ispirazione continua, e a dir la verità anche di polemiche e di soldi, sebbene lui rifiuti di far riprodurre le sue opere come come poster o di venderle attraverso gallerie d’arte
“commerciali”. E’ la frontiera dell’arte contemporanea: irridente, pacifista perché amante della vita e delle vite, e allo stesso tempo profondamente poetica. E questo aspetto della sua arte è quello più affascinante: la capacità di creare la poesia e la meditazione da un fatto o da un oggetto quotidiano apparentemente banale. Il suo sito ufficiale: http://www.banksy.co.uk






