La macchina come un Terzo Occhio, puro strumento di meditazione. Canto la poesia della solitudine dietro all’obiettivo, tutto quel mondo di pensieri e respiri che si materializzano in sogni e forme della luce… Cerco frammenti di vita ordinaria per scardinarli dal flusso, raccolgo i gioielli offerti spontaneamente dalla poesia dell’istante, altri li rubo all’inganno della luce passando per la strada. Puri scherzi della natura, ridicoli inganni del quotidiano… E i paesaggi non solo come flussi di fenomeni, ma come strutture di emozioni e simboli, orizzonti metafisici. E poi ancora i gesti semplici della gente o visioni dove non c’è rimpianto: perché il tempo non esiste dietro l’obiettivo se l’occhio sa carpire le illusioni della materia.






